Arqui fin dalle origini ha come elemento dominante nel proprio destino l'acqua: quella fumante, s'intende, ricca di proprietà terapeutiche, che sgorga nel centro della città e di là del Bormida, ai piedi di Monte Stregone.
Il suo nome antico, "Aquae Statiellae", allude alla dovizia di fonti termali, le stesse ricordate durante il loro primigenio splendore da Plinio il Vecchio e da Strabone.
Più dell'etimo e della letteratura, però, il passato delle terme acquesi s'erge monumentale nelle residue strutture dell'acquedotto del I sec. d.C.: quegli archi e tratti di condotto che un tempo portavano l'acqua del torrente Erro ad alimentare, oltre a fontane pubbliche e private, soprattutto le piscine dei complessi termali.
Al riguardo, recentemente è stata restaurata e resa visitabile una vasta piscina gradonata appartenente ad un grande impianto romano prossimo all'Hotel "Nuove Terme"; mentre di un'altra importante struttura "balneare", rinvenuta nel secolo scorso sotto l'area del tempietto neoclassico di Piazza Bollente, è visibile in quel sito parte del pavimento a mosaico che riportava i nomi dei committenti.
Si riferiva sicuramente a questo complesso termale il longobardo Paolo Diacono quando alla fine del VIII secolo, nella sua "Historia", ricordava Acqui come "...ubi aquae calidae sunt...", allo stesso modo del vescovo di Cremona Liutprando che nel Novecento, pur in momenti oscuri d'incursioni saracene, identificava la Città con l'area termale della Bollente.
Con i cambiamenti epocali seguiti all'anno Mille e la formazione del Comune acquese si avrà pure per le strutture termali un rinnovo: la loro rinascita in un ambiente storico del tutto mutato.
Risale infatti alla fine del Millecento l'estensione, da parte del Comune, delle mura intorno alla "Bollente" e lo scavo della grande piscina a gradoni o bagno pubblico che ha conferito per secoli l'aspetto e il nome medesimo alla piazza.
Alla fine del Medioevo, poi, verso il 1480, grazie ai lavori edilizi promossi dal Cardinale Teodoro, fratello del Marchese Guglielmo VIII di Monferrato, le strutture termali di là da Bormida inizieranno quello sviluppo che nel corso del XVI secolo le porterà a soppiantare completamente quelle cittadine.
Si giungerà così al Seicento, epoca in cui in città rimarranno in funzione solo alcuni bagni, mentre gli impianti di là da Bormida, progressivamente ingranditisi sino a giungere a cento e più camerini, nel 1687, dopo una rovinosa frana, verranno completamente riedificati a spese del Duca di Mantova nelle forme che nonostante le modifiche operate nei secoli costituiscono tuttora l'ossatura dell'Hotel "Antiche Terme".
Il progetto della "Regia fabbrica", opera dell'architetto casalese Giovanni Battista Scapitta, con la sua organizzazione spaziale a quadrilatero porticato attorniante la piscina a cielo aperto, avrà un carattere potentemente innovativo sull'architettura termale non unicamente italiana, ma addirittura europea, la quale solo nella prima metà del Settecento innanzi tutto, a Bath, a Vichy e a Plombieres presenterà soluzioni altrettanto organiche e funzionali.
Con il procedere del tempo la suddetta "fabbrica" e l'area circostante saranno oggetto di diversi interventi. Il principale avverrà nel 1789, quando l'architetto Giovanni Battista Ferroggio porterà ad esecuzione il vecchio progetto di separare gli impianti e gli alloggiamenti dei militari con la costruzione di una nuova fabbrica in adiacenza di quella scapittiana.
La prospettiva settecentesca di rendere la città termale luogo di completa rigenerazione psicofisica e non solo di cura, già implicita nella separazione degli impianti per militari da quelli civili, proseguirà nel 1826/'27 ad opera di Re Carlo Felice con l'erezione di una prima "casa pel ricovero de' poveri" e, quindi, con l'aggiunta di due ali alla fabbrica Regia e la completa ridefinizione dei giardini all'interno e all'esterno della medesima.
La separazione delle terme "dei poveri" dalle "Antiche" troverà una sistemazione definitiva ed estremamente innovativa con l'erezione, nel 1847, del cosiddetto "Carlo Alberto" ad opera dell'ingegnere Lorenzo Gianone. Lo stesso Carlo Alberto, poi, sarà il promotore del ponte sul Bormida terminato nel 1850, fondamentale collegamento con la città, che nel suo sviluppo urbanistico tardo ottocentesco crescerà proprio lungo l'asse viario (Corso Bagni) creato con l'erezione del ponte.
All'apice di questo tracciato, infatti, subito fuori le vecchie mura, ove è l'attuale Piazza Italia, nei decenni 1870/'80 sorgeranno e prenderanno lentamente forma l'Albergo "Nuove Terme" e i suoi impianti; l'altro polo termale d'Acqui, da secoli negletto nonostante il grande progetto napoleonico d'utilizzo a scopi curativi dell'area di San Francesco, tornerà così rinvigorito a risplendere e ad affiancare, com'è tuttora, l'area termale d'Oltrebormida.
Premessa a questa rinascita sarà nel 1868 il passaggio delle Terme dal Regno al Comune di Acqui, rappresentato dalla figura del suo più grande uomo politico, il futuro Senatore Giuseppe Saracco. Dopo ciò, nel 1879 verrà inaugurato un primo Stabilimento di cura, completato nel 1881 per quanto concerne la parte alberghiera. Il progetto di questo primo cantiere, comprendente il fronte verso l'attuale Piazza Italia, poi radicalmente modificato nel 1930, e quello lungo Corso Bagni, sarà firmato dagli ingegneri Malvani, De Bernardi, Ferrari e Ceruti. Un secondo cantiere diretto dall'ingegnere Mario Vicari porterà nel 1889 al completamento degli interventi con l'erezione di un organico ed elegante nuovo Reparto di cure aggettante verso il giardino interno delle "Nuove Terme".
Con l'avvento degli anni Trenta del secolo scorso, su impulso del concessionario termale Ambrogio Michetti, le Terme di Acqui conosceranno un periodo di notevole crescita strutturale.
Infatti, tra la fine del 1929 e il 1930 verrà ristrutturato il fronte verso la piazza dell'Hotel "Nuove Terme" e si ricostruirà il Reparto cure dello stesso stabile, reparto che è quello attualmente in uso.
Nello stesso giro di anni in zona "Bagni" verrà eretto il Kursaal; nel 1931 in poco più di due mesi si costruirà il nuovo Reparto di cure "Regina", in uso tuttora; nel 1932 la grande piscina all'aperto, originariamente dotata di acqua termale; nel 1934 si interverrà all'interno dell'Hotel "Antiche Terme" per erigere una nuova grande "Hall"; infine, nel 1938 si costruirà a fianco del Reparto cure l'Albergo "Regina".
Al culmine di questo importante periodo, nel 1939, le Terme di Acqui verranno nuovamente demanializzate e solo recentemente, nel 1998, ritorneranno ad essere pertinenza amministrativa del Comune di Acqui e, soprattutto, della Regione Piemonte, i quali inizieranno una generale opera di rinnovo del patrimonio immobiliare dell'Azienda che, pur essendo tuttora in atto, hanno condotto in pochi anni alla completa ristrutturazione e ampliamento dell'Hotel "Nuove Terme", alla nascita di un grandioso padiglione del Reparto "Regina" dedicato al fitness termale e all'elevazione di un piano di quest'ultimo reparto, con la conseguente creazione di nuovi ed eleganti spazi d'utilizzo per cure e visite mediche.